Ho notato che anche chi crede che tutto sia predestinato e che non si possa fare nulla per cambiarlo, guarda prima di attraversare la strada Stephen Hawking, fisico, matematico e cosmologo britannico

Programma

PROGRAMMA POLITICO DEL MOVIMENTO

NUOVO TRENTINO NUOVO TIROLO

FREIHEITLICHE

NTNT Freiheitliche

Libertà, identità e cultura, istruzione, sociale, economia, mondo del lavoro, ambiente, salute e sicurezza sociale sono le linee principali del nostro programma e del nostro modo di intendere e vivere la nostra “Heimat” (la nostra Identità, il nostro senso di Patria e di appartenenza). Le nostre radici e tradizioni sono la base per il futuro e sono valori da tramandare alle prossime generazioni. Ci riconosciamo nella libertà, nella democrazia, in una regione liberale, nei principi del libero mercato e nella giustizia sociale.

1)    Libertà quale obbiettivo da perseguire

Proponiamo una libera scelta da parte del Popolo Trentino e Tirolese su quale sia il futuro migliore per se e per i propri figli. Siamo attivi propositori di una presa di coscienza delle effettive limitazioni alla nostra Heimat dovute alla situazione politica di governo attuale. Questo soffoca l’espressione della nostra Heimat impedendo di attuare appieno le proprie capacità su temi socio-economici quali la democrazia, lo sviluppo economico e la giustizia sociale. Siamo contro all’apparato burocratico messo in campo negli ultimi anni che limita la libertà e i diritti delle persone, siamo contro all’eccessivo centralismo e auspichiamo una vera autonomia delle valli e dei Comuni rispetto agli Enti centrali. Siamo convinti che la libertà dell’individuo significa libertà per tutti e che solo in questo modo si può garantire la difesa dei diritti del cittadino. La nostra sfida è quella di far si che i cittadini possano esprimersi in merito alla forma di governo e poter, attraverso l’autodeterminazione, essere protagonisti del proprio futuro. Invitiamo tutti a pensare all’alternativa che noi proponiamo rispetto alla situazione attuale, siamo convinti che il futuro possa essere deciso dalla nostra volontà, guidata dai modelli che la nostra vera cultura può esprimere, dobbiamo saper usare questa opportunità.

Il Diritto all’Autodeterminazione dei Popoli è recepito anche dall’Unione Europea, come ribadito nella “Dichiarazione relativa alle relazioni amichevoli ed alla cooperazione fra Stati” del 1970 e dall’Atto Finale della “Conferenza per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa”, tenutasi ad Helsinki nel 1975.

Di casi precedenti possiamo elencarne diversi, dall’indipendenza delle repubbliche ex sovietiche ed ex Jugoslave del 1991 allo scioglimento della Cecoslovacchia del 1992; altri esempi di separazioni più recenti tra paesi liberi, possiamo trovarli con il Montenegro (2006) e Kosovo (2008). Ma, oltre a questi, noi guardiamo con ancor maggior trepidazione all’esito referendario dell’iter indipendentista di Scozia e Catalogna, che si terranno a partire dal 2014. Altri esempi tra i popoli che si stanno organizzando per affrontare questa soluzione democratica, sono i Baschi, i Fiamminghi, i Bretoni, i Sardi, i Veneti e la provincia di Bolzano.

Molti sono inoltre gli esempi di Stati di piccole dimensioni, i quali disponendo di una forma libera e democratica di autogoverno, godono di benessere sotto ogni punto di vista.

Tramite il processo del Diritto all’autodeterminazione, il nostro popolo avrà la possibilità di decidere l’appartenenza di Stato, dalla soluzione dello Stato Trentino-Tirolese, all’auspicata ri-costituzione federale del Tirolo storico, fino all’annessione all’Austria, nostra storica Patria e tutt’ora Nazione tutrice del nostro Statuto Speciale di Autonomia.

La storia e la cultura delle nostre genti è Mitteleuropea pertanto ci sentiamo parte e cuore dell’Europa, siamo però contrari all’ Europa delle Direttive calate dall’alto, dei burocrati, delle banche e delle corporazioni, ma favorevoli ad una unione europea dei popoli e delle regioni federate quale entità sovranazionale a cui delegare competenze in materia di commercio internazionale, difesa dei diritti umani, politica estera, politica monetaria, difesa militare, e quant’altro gli stati federati decideranno di conferire al potere federale.

Nello stesso tempo dobbiamo avere la possibilità di autogovernare il nostro territorio e ci batteremo anche in sede internazionale per far valere il diritto all’autogoverno, al fine di poter legiferare in materia economica, fiscale, sociale, previdenziale, ambientale, di sicurezza e di immigrazione.

Il Movimento Nuovo Trentino Nuovo Tirolo ha, come obbiettivo, la tutela e la valorizzazione dell’identità culturale autoctona, credendo debba essere posta alla base della guida del territorio. Per far questo proponiamo un più stretto controllo del territorio e dei flussi di persone che raggiungono, per motivi di ricerca di benessere, la nostra terra. Abbiamo l’obbligo di integrare quanti rispettano il nostro modo di vivere e renderli partecipi al nostro sviluppo, ma dobbiamo essere altrettanto fermi con chi non rispetta le norme di pacifica convivenza e vorrebbe imporre nuovi stili di vita che contrastano la nostra tradizione e la nostra cultura. Non possiamo diventare luogo di assistenzialismo facile a danno dei nostri residenti. Un eccessivo stato sociale aperto a tutti penalizza i nostri anziani e il nostro futuro. Le risorse sociali devono prima andare ai nostri anziani e alle nostre persone in difficoltà. Lo dobbiamo a chi ha sacrificato la propria vita e quella di intere generazioni per creare il benessere di cui oggi godiamo.

Il Movimento Nuovo Trentino Nuovo Tirolo, a breve si occuperà formalmente della richiesta all’Austria del riconoscimento della cittadinanza austriaca ai discendenti di quanti, residenti nella nostra Provincia, annoverano nonni o bisnonni austriaci e che ne faranno formale richiesta. Per far ciò pensiamo ad una raccolta di firme ben organizzata e strutturata, ma soprattutto una organizzazione politica che si occupi costantemente dell’argomento, rimangono le sole possibilità di successo.

Consideriamo l’argomento come un diritto naturale negato al nostro popolo ed un riconoscimento identitario per decenni occultato e mistificato.

2)    Acqua, una risorsa da valorizzare

La nostra Regione possiede molte riserve d’acqua naturali che vengono usate per produrre energia elettrica. Oramai anche i piccoli Comuni si stanno attrezzando per usare tale risorsa e trarne beneficio economico. Noi proponiamo che l’utilizzo dell’acqua, che deve rimanere in mano alla collettività, sia a vantaggio della popolazione residente, la quale deve essere premiata ed indennizzata dal fatto che sul territorio vengono installate centrali idroelettriche che spesso penalizzano l’ambiente naturale che i nostri avi ci hanno tramandato. Le risorse dedicate devono poter essere gestite dalla Provincia inclusi gli introiti della vendita dell’energia elettrica. La sola Provincia deve poter gestire e decidere sul costo dell’energia elettrica, equamente impostato per la sopravvivenza della nostra industria e per un adeguato carico economico delle famiglie. La Provincia o la Regione deve creare un fondo che intervenga per la crescita e per superare periodi di difficoltà futuri, gestito da specifica commissione. Consideriamo l’acqua come il petrolio dei prossimi anni, è inaccettabile che non si pensi ad un suo sfruttamento per creare benessere alla generazione attuale e alle generazioni future.

3)    Tutela ambientale

Viviamo in una Terra preziosa nei contenuti naturali, è un nostro obbligo tramandarla come l’abbiamo trovata. Lo sviluppo industriale, artigianale e turistico devono essere combinate in modo sostenibile con il territorio. Si deve riuscire a proporre un’offerta turistica che sia attenta tanto alle famiglie quanto alle comunità territoriali agevolando la massima interazione e comunicazione tra loro attraverso il territorio nei modi compatibili con lo stesso. Particolare attenzione va posta anche alla gestione dei rifiuti che, specialmente durante i periodi turistici, abbondano. Noi siamo favorevoli a sistemi come i termovalorizzatori, quali mezzi più seguiti in Europa per lo smaltimento dei rifiuti, purché installati e gestiti con i dovuti criteri. Ci preme sottolineare che la corretta gestione dei rifiuti può avere effetti economici di prim’ordine. Pensiamo al fatto che possono essere riscaldati numerosi quartieri dei nostri paesi solo iniziando a gestire, come fanno nei paesi europei, una risorsa quale i rifiuti domestici.

Noi siamo contrari alle politiche industriali che mirano ad una produzione incondizionata e ad un utilizzo di risorse spropositato in virtù del solo consumismo, perché siamo convinti che questo in realtà altro non porta che ad un impoverimento del territorio.

Non ultima la nostra posizione strategica, al centro dell’Europa e delle Alpi, fondamentale per la prosperità economica di tutto il territorio tirolese con un volume straordinario di merci e persone in transito, che attraverso il ritorno ad una gestione pubblica dei valichi e delle arterie autostradali e ferroviarie e l’adozione di un corretto sistema di pedaggio come quello austriaco porterebbe ingenti risorse da reinvestire sul territorio.

Occorre incentivare la produzione e l’utilizzo di veicoli ecologici ed a basso impatto ambientale e la creazione di un sistema di trasporto pubblico di merci e persone, efficace e funzionale alle esigenze dei cittadini, in modo da scoraggiare l’uso di veicoli privati a favore dei mezzi pubblici, sia per le necessità lavorative che per le esigenze del tempo libero. Sgravi fiscali per l’insediamento sul territorio provinciale di aziende che producono veicoli ecologici e sistemi di sfruttamento delle energie rinnovabili.

Inserimento obbligatorio nei capitolati edilizi di sistemi che favoriscono il risparmio energetico (isolamento termico, fotovoltaico, geotermia, eolico…) svicolati dagli incentivi statali con l’istituzione di sgravi tariffari direttamente alle famiglie sulla bolletta energetica con il servizio gestito da una società a partecipazione pubblica locale.

Occorre rilanciare inoltre l’agricoltura, non solo come mezzo di sostentamento di chi lavora, ma anche come strumento di tutela del territorio. Infatti la cura dei campi e dei prati sono il primo biglietto da visita della nostra Terra ed il valore aggiunto che convince il turista ma anche il residente d’essere in una regione “ diversa “ dalle altre.

4)    Democrazia diretta e riforme istituzionali

Per riportare il cittadino al centro della vita politica, intendiamo dare davvero valore al referendum ed alla partecipazione popolare alle scelte, quale espressione della volontà sovrana del cittadino, a partire dai Comuni.

Il sistema politico attuale è chiuso ed auto-conservativo, e pochi decidono il destino di molti barricandosi dietro a leggi ad hoc che preservano la casta che le ha emanate. Per noi è fondamentale che la sovranità torni tra le mani dei cittadini e che questi la esercitino in maniera concreta e realmente democratica, non per interposta persona.

La popolazione deve essere maggiormente informata e responsabilizzata sulle proposte, e sulle decisioni che la politica discute e approva. Lo strumento del referendum è da rilanciare e da valorizzare. Negli anni il referendum è stato usato per chiamare la popolazione ad esprimere il proprio assenso o dissenso per questioni lontane dalla gente e non sentite. In altri casi non si è tenuto conto del risultato e questo ha sfiduciato la popolazione. Noi vorremo, invece, consultare la popolazione anche nelle decisioni di Valle e a livello comunale. Siamo convinti che una riforma come quelle delle Comunità di Valle dovesse essere sottoposta a referendum non di abrogazione, ma di istituzione. In Svizzera, ove convivono pacificamente quattro gruppi linguistici, il referendum viene usato anche per l’apertura di una scuola o di una strada.

La legge elettorale provinciale è l’esempio di come la politica può snaturare la rappresentanza della popolazione. In una Terra, come la nostra, ove convivono tre gruppi linguistici e dove è necessaria la rappresentanza delle realtà locali, si è approvata da tempo una legge elettorale che favorisce i grandi schieramenti e le grandi unioni pre-voto. Dobbiamo essere in grado di avere un sistema che effettivamente rappresenti la popolazione e non un sistema italico che può andare bene per uno Stato di 60 milioni di persone, ma non per una provincia di 500.000 persone. Noi proponiamo il ritorno al proporzionale così come avviene nella vicina provincia di Bolzano, quale unico sistema efficace per rappresentare le varie realtà del territorio.

Intendiamo riferirci a sistemi amministrativi di successo come quello austriaco, svizzero, tedesco e scandinavo e realizzare una rete di contatti e collaborazioni con i nostri omologhi di questi paesi, in modo da poter prendere atto di persona del funzionamento del loro sistema ed imparare sul campo dalla loro esperienza. Soprattutto non intendiamo limitare ciò unicamente all’ambito amministrativo, ma estenderlo anche all’ambito sociale ed economico-produttivo.

Efficienza, innovazione, oculatezza di spese ed investimenti, attenzione all’ambiente ed al territorio, vicinanza alle esigenze del cittadino, sono ciò che caratterizza in positivo questi paesi e noi intendiamo riformare l’attuale sistema inefficace ed obsoleto, eliminare gli sprechi ed applicare anche da noi quello che da altri funziona al meglio.

Fondamentale rimane tagliare tutto quell’immenso spreco di denaro costituito da faraonici stipendi e benefit dei funzionari pubblici, e dalla soppressione di enti inutili, a volte doppioni ed in conflitto tra loro.

La Pubblica Amministrazione deve essere a misura ed a disposizione del cittadino, non certo una casta che vive sulle sue spalle.

Chi lavora per la Pubblica Amministrazione non deve essere un privilegiato, bensì un servitore della comunità e non ha alcun diritto di vivere da parassita a carico della stessa. E’ per questo che gli stipendi di tutti i funzionari pubblici dovrebbero essere equiparati allo stipendio medio di un qualsiasi altro lavoratore.

Proponiamo concorsi ed assunzioni nella pubblica amministrazione su base locale ed istituzione del bilinguismo per medici, insegnanti, forze dell’ordine e pubblici funzionari.

Se snelliamo la pubblica amministrazione, tagliando sprechi, clientelismi e stipendi d’oro, lo macchina pubblica costa meno, e ciò permette di ridurre la pressione fiscale, trovare fondi per opere pubbliche ed incentivi sociali ed economici, etc.

In questo momento, senza una riforma radicale anche del nostro apparato pubblico provinciale che solo uno delle forti riforme possono  garantire, il sistema italiano di taglio lineare della spesa pubblica non porta nessun beneficio e grava anche su servizi indispensabili e vitali per la comunità.

5)    La famiglia ed i giovani – politiche sociali

L’assenza per maternità sul lavoro deve poter durare fino a 3 anni con adeguato supporto economico corrisposto direttamente alla madre. In questo periodo il posto di lavoro della madre deve essere coperto da un lavoratore in mobilità o in cassa integrazione, con subordine agli apprendisti nel caso che i primi non siano disponibili, fermo restando l’obbligo di accettare l’incarico per evitare la perdita di indennità.

Ne avranno diritto tutte le persone stabilmente residenti nel territorio ed integrate nel tessuto sociale stabilmente ed in modo continuativo da almeno 10 anni.

Tutti i residenti nel nostro territorio hanno l’obbligo di tutelare la crescita dei figli favorendone l’integrazione nel tessuto sociale locale.

Istituzione della “Tessera carburante” famigliare come in Friuli per l’acquisto di una quota di carburante a prezzo agevolato e calmierato con i prezzi austriaci, per i nati in Provincia e per i residenti da almeno 10 anni.

Revisione dei programmi di edilizia abitativa e dei sistemi di assegnazione delle case ITEA incentivando l’acquisto da parte dell’Istituto delle abitazioni già presenti sul territorio attualmente inutilizzate, invendute o da risanare a prezzi di mercato “scontati” ma che porterebbe, oltre ad un risparmio per l’istituto ed ad un freno alla cementificazione sfrenata, ad un aiuto mirato per molte imprese di costruzione oggi sofferenti.

Assegnazione degli alloggi per i soli nati in Provincia di Trento oppure residenti da almeno 10 anni.

Abolizione dell’indicatore ICEF per l’accesso ai pubblici servizi e istituzione di un indice di fabbisogno familiare-sociale privilegiando i giovani e chi paga regolarmente le tasse anziché chi è senza reddito e nullatenente per convenienza o per ragioni fiscali. L’assegnazione dovrà inoltre essere limitata nel tempo per sopperire ad una condizione di difficoltà ed a scadenza saranno riverificate le necessità ed eventualmente restituito l’alloggio.

Revisione della legge sui contributi alle imprese e sugli aiuti alle famiglie.

Organizzazione di viaggi studio gratuiti e soggiorni estivi in Austria per bambini ed anziani al fine di facilitare interscambi culturali e di riavvicinare il nostro popolo che pochi decenni di divisione hanno allontanato cancellando secoli di storia e cultura comuni. Allo stesso modo attivare un vero gemellaggio con scambi culturali tra i nostri comuni e gli altri territori Tirolesi, che non si fermi solamente a cerimoniali o a dichiarazioni di intenti ma che porti risultati concreti in ambito politico, sociale ed economico.

Istituzione di festività e cerimonie in ricordo di eventi storici tirolesi.

Chiusura delle attuali sale da gioco e divieto di installazione dei video poker negli esercizi pubblici che in pochi anni per foraggiare le casse dello Stato Italiano e delle corporazioni che lo controllano hanno creato una grave piaga sociale ed economica per molte famiglie, mentre proponiamo la riapertura dei Casinò storici che porterebbero oltre che a maggior legalità anche parecchi fondi direttamente alle casse comunali da reinvestire sul territorio, oltre alla nascita di posti di lavoro qualificati e ad un indotto turistico di qualità.

Creazione di centri sportivi di zona che diano la possibilità ai giovani di praticare agevolmente anche sport diversi da quelli tradizionali (nuoto, tennis, ginnastica, vela, climbing, atletica, volley ecc.) con incentivi dati direttamente alla famiglie e non alle società sportive e fino al compimento del 18mo anno di età.

6)    Economia -  Lavoro – Fisco

Fondamentale per la salvaguardia della nostra realtà territoriale e per le nostre genti è guardare al “piccolo”, inteso come valore dell’individuo, della piccola azienda, delle piccole comunità e della gestione locale del territorio.

Agricoltura, Artigianato, Commercio, Industria, qui tutto ha una dimensione medio-piccola, non “macro” come nei grandi distretti industriali italiani, tedeschi o americani. Le nostre aziende sono spesso individuali o a conduzione familiare, è quindi folle proseguire con le politiche dei grandi Stati, dei quali si ritiene appartenente l’Italia, che favoriscono unicamente quei pochi colossi multinazionali che tra l’altro stanno fuggendo anno dopo anno verso l’estero proprio a causa di politiche stataliste ed anti-mercato dei governi italiani.

Noi vogliamo guardare alla piccola e media impresa, al lavoratore autonomo, al piccolo agricoltore, a quella realtà che costituisce oltre il 90% del tessuto economico ed imprenditoriale della nostra terra, e che oggi è devastato dalla crisi proprio a causa delle assurde politiche dello Stato italiano, che non perde occasione per mettere in discussione la nostra “autonomia” e per ribadire il proprio centralismo.

E necessario avviare un programma di defiscalizzazione e taglio degli innumerevoli vincoli burocratici che ad oggi impediscono a migliaia di piccole aziende di lavorare e sopravvivere.

Lo scopo di uno Stato dovrebbe essere quello di limitarsi a controllare l’equità del mercato, di garantire i servizi primari ovvero la possibilità per ciascun cittadino di accedere a qualsiasi servizio e vigilare sulla concorrenzialità dell’offerta, non di certo di interferire ed ostacolare l’impresa privata.

E’ il mercato che crea ricchezza, non lo Stato, per cui il nostro obiettivo è quello di incentivare il lavoro, rendendo più snelle e rapide le pratiche burocratiche, riducendo drasticamente il carico fiscale causato oggi proprio dai costi di una amministrazione pubblica elefantiaca che, in Italia, spesso è usata come serbatoio di posti di lavoro inutili quando non addirittura nocivi in cambio di voti. E’ inoltre fondamentale portare il costo del lavoro alla media europea per incentivare le aziende ad assumere e per alzare i salari netti dei lavoratori al fine di aumentare il benessere ed il potere di acquisto , quindi del consumo delle famiglie.

Il carico fiscale per i lavoratori, famiglie ed aziende deve poter mantenere l’equilibrio e la sostenibilità nel bilancio economico delle stesse, la competitività in ambito europeo e internazionale delle nostre aziende deve poter essere garantita anche da questo. Occorre pertanto mantenere un valore di imposizione fiscale compreso tra il 25% ed il 30% globale.

Proponiamo che sia le persone fisiche che le aziende abbiamo un’unica imposta sul reddito, equa, chiara, proporzionale e facilmente applicabile. Che tutte le imposte vengano gestite attraverso un reale federalismo fiscale e versate in primis direttamente all’ente locale che a sua volta trattiene quanto necessario per la gestione dei servizi di pubblica utilità e verserà all’ente di grado superiore (Provincia, Stato ecc…) quanto stabilito per i servizi di loro competenza.

Stop all’anticipo delle imposte su redditi “presunti” ed istituzione di una tassazione “posticipata” e “per cassa” cioè sul risultato netto tra entrate e uscite finanziarie e non su redditi imponibili talvolta “corretti” o che non rispecchiano la vera ricchezza personale o gli utili aziendali. Questo permetterebbe una maggiore correttezza da parte delle aziende nei confronti dei fornitori, in quanto se non vengono saldati i debiti non si potrà imputare la spesa nei costi, ed inoltre permetterebbe alle aziende con crediti verso la pubblica amministrazione di non dover anticipare tasse ad uno Stato “debitore” ed insolvente.

Per le aziende con bilanci in regola inoltre si può prevedere che una quota pari al 50% del valore delle imposte venga ridistribuito sui salari dei dipendenti, che a loro volta sarebbero tassati per il restante 50% di imposta, ma che garantirebbe un maggior interesse dei lavoratori alla produttività aziendale ed un incremento dei salari e dunque del potere di acquisto delle famiglie.

Incentivare chi reinveste gli utili sul territorio e assume personale locale anche disoccupato, fino all’esenzione totale dei contributi sociali.

Modifica ai regolamenti sugli appalti dei lavori pubblici favorendo le imprese locali solide e che creano lavoro e ricchezza sul territorio.

Riformare la Pubblica Amministrazione per renderla al servizio del cittadino e dell’impresa, in grado di fornire risposte in maniera efficiente, certa, rapida ed esaustiva e per tagliare tempi morti che penalizzano il mercato.

Occorre inoltre affrontare sin da subito la piaga della disoccupazione, strettamente collegata a quanto detto fino ad ora, riformando radicalmente anche il sistema della riqualificazione e reimpiego dei lavoratori in mobilità e della formazione dei giovani.

Investire nei giovani, sia da parte pubblica che da parte dell’impresa privata, deve tornare ad essere un vantaggio ed un punto di forza, e non una scelta penalizzante ed improduttiva. Nei paesi che noi prendiamo a modello, l’apprendistato e la formazione professionale non sono a carico del lavoratore inoccupato o dell’azienda, bensì dello Stato che incentiva sia a riqualificarsi quando si perde il lavoro, in modo da “convertirsi” in una figura professionale più richiesta dal mercato, sia le aziende ad assumere questa forza lavoro altrimenti non occupata, sgravandone il carico fiscale.

Inoltre, in questi paesi gli studenti universitari e professionali sono visti davvero quali una risorsa futura su cui investire, al punto dal fornire loro un modesto stipendio come se fosse un lavoro, mentre in Italia lo studio è molte volte visto come un ripiego e le spese scolastiche sono un peso spesso insostenibile per molte famiglie. E’ necessario pertanto “iniziare” i giovani al mondo del lavoro anche all’interno del contesto scolastico, per renderli autonomi nella gestione delle proprie spese, per creare ambizioni e per indirizzarli in modo corretto verso le loro aspettative. La preparazione del personale alle norme di sicurezza, al primo soccorso, all’antincendio, alle norme igieniche ecc.. dovrebbero essere inseriti nei programmi scolastici e già “assimilati” da chi entra nel mondo del lavoro.

Impiego immediato di lavoratori “non occupati” in settori di pubblica utilità quali la manutenzione del verde, l’assistenza a giovani, anziani e persone in difficoltà, controllo del territorio ecc.. pena la perdita dei benefici assistenziali.

Al fine di rendere maggiormente equo il sistema sociale retributivo, la regola della proporzionale tra il massimo ed il minimo stipendio deve poter essere introdotta in ogni azienda privata o pubblica.

Ai dipendenti e funzionari di Regione e Provincia, non è consentito l’accumulo di incarichi e doppie funzioni.

Le aziende che faranno formazione interna con riqualificazione del personale, dovranno essere sostenute economicamente, sempre previa approvazione di un progetto verificato anche nella sua applicazione.

Erogazione dell’indennità di disoccupazione per lavoratori stagionali solamente nel caso di effettiva residenza e presenza sul territorio nel periodo di non occupazione e impiego degli stessi in altre mansioni per servizi pubblici locali.

7)    Agricoltura

Sostenere un’economia di “auto sussistenza” che vuol dire produrre per ciò che consumiamo e consumare principalmente ciò che si produce sul territorio.

Per cui occorre sostenere chi produce e commercializza i prodotti tipici locali sul mercato locale (acque minerali, carni, ortaggi, frutta, latticini, legname ecc).

Favorire lo sfruttamento delle campagne per piccoli appezzamenti ad uso famigliare.

Valorizzare l’agricoltura e l’allevamento di montagna.

Incentivi solamente a chi coltiva senza l’uso di antiparassitari e fitofarmaci e chi alleva il bestiame con sistemi tradizionali di montagna puntando alla qualità dei prodotti e non solamente alla quantità.

Revisione dell’organizzazione cooperativa agricola attuale con una nuova struttura territoriale che valorizzi e remuneri maggiormente chi “produce” sul territorio e non chi “commercializza” e “amministra” per conto dei consorzi.

Incentivare gli scambi commerciali con i territori tirolesi limitrofi per promuovere e far conoscere i prodotti tipici locali.

8)    Istruzione

L’inserimento nella prima fase di istruzione dell’alunno deve prevedere una verifica della sua effettiva capacità linguistica e di espressione, requisito basilare per il suo apprendimento e per il regolare svolgimento del programma d’istruzione e fondamentale per l’inserimento nella classe.

I libri di testo dovranno essere gratuiti per tutto il percorso di studio fino alle scuole medie superiori e dovranno rimanere validi per 5 anni. L’ambiente scolastico oltre che istruttivo deve assumerne compiti educativi, la frequenza e la qualità della stessa deve essere verificata e gestita.

Occorre valorizzare le scuole professionali quale strumento di formazione e preparazione al lavoro.

L’Università dovrà conformarsi alle aspettative reali in ambito lavorativo, mantenere stretti rapporti con esso tanto per gli indirizzi di formazione quanto ponendosi come supporto allo stesso ed in ambito delle attività di ricerca e sviluppo.

Istituzione del bilinguismo nelle scuole per le principali materie di insegnamento.

Insegnamento della storia e della cultura tirolese nelle scuole comprese le basi dialettali.

Revisione dei programmi e dei libri di testo per rispondere alle esigenze formative e lavorative in ambito locale ed iniziative atte a favorire l’insegnamento della “verità storica” sui fatti ed avvenimenti trentino-tirolesi nei periodi ante e dopo guerra per favorire l’interesse degli studenti, aumentarne la capacità critica personale e slegarli dagli insegnamenti nazionalistici e pseudo-patriottici di stampo fascista e comunista attualmente ancora fortemente presenti nelle nostre scuole.

9)     Sicurezza – immigrazione

Occorre che l’ immigrazione clandestina diventi veramente un reato punito con l’espulsione immediata e accompagnamento del clandestino nel paese d’origine applicando pene severe per chi trae profitto dai flussi migratori clandestini e dallo sfruttamento degli stessi. E’inutile ammassare gli immigrati nei centri di prima accoglienza che attualmente assomigliano più a dei lager che a dei centri di identificazione, una volta assistito ed identificato l’immigrato e verificato che non sia un rifugiato politico si deve procedere all’immediata espulsione e rimpatrio nel paese di origine. In caso di rifugiati politici o profughi di guerra si deve chiedere l’intervento dell’ Europa e delle Nazioni Unite con aiuti ed iniziative politiche e diplomatiche nei paesi di origine, perché il problema non può essere gestito dalle autorità locali ma riguarderebbe tutte le Nazioni Europee.

Lo stesso trattamento deve valere per gli immigrati anche regolari colpevoli di reati gravi che dovranno essere immediatamente espulsi per scontare la pena nel paese di origine.

Siamo contrari all’islamizzazione dell’Europa. La libertà di culto è un diritto fondamentale ma deve essere riconosciuto e rispettato da tutte le parti senza estremismi e discriminazioni religiose.

Siamo per il dialogo con l’Islam moderato ma contrari alla costruzione di nuove moschee, che non fanno parte del nostro patrimonio culturale, fin quando i Paesi islamici non permetteranno la libertà di culto a casa loro.

No ai campi nomadi e divieto agli stessi di stazionare nei pressi dei centri abitati. Chiunque non dimostri di avere un regolare reddito di sopravvivenza e motivo per giustificare la presenza su un territorio deve essere allontanato dalle forze dell’ordine.

No all’accattonaggio nei luoghi pubblici e presso le strutture pubbliche.

Repressione di vandalismi e manifestazioni a carattere violento ed irrispettoso dei cittadini, di chi manifesta pacificamente, della libertà individuale e del patrimonio pubblico, in particolar modo le sempre più frequenti manifestazioni di stampo anarchico e quelle di stampo neo-fascista e neo-nazista.

Istituzione di forze di polizia locali organizzate per quartieri e frazioni con la collaborazione dei cittadini per permettere un controllo accurato del territorio e garantire la sicurezza di tutta la comunità.

Autorità in capo ai sindaci di verificare la capacità di reddito del nucleo familiare al momento della richiesta di residenza e successiva verifica periodica ai nuclei famigliari da parte della polizia locale delle condizioni igienico-sanitarie e di soggiorno.

AGOSTO 2013